Patere - Viral Human
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Viral Human

Viral human consiste in un viaggio sonoro tra gli edifici storici della Serenissima, protagonisti della cronaca veneziana durante l’epidemia di peste bubbonica del 1575-77 e i fatti di cronaca della pandemia da covid 19 tramite un’app progettata allo scopo di garantire un’esperienza sensoriale di ascolto immersiva e interattiva.

L’epidemia di peste che colpisce Venezia in quegli anni si trova descritta in preziosi documenti resi noti da Paolo Preto in “Peste e societa a Venezia nel 1576” tra i quale compaiono “I Novi avisi di Venetia” dedicati dal notaio Rocco Benedetti all’illustre nobile veneziano Giacomo Foscarini.
Benedetti descrive l’evolversi della pestilenza riportando le richieste che il Maggior Consiglio della Repubblica di Venezia aveva rivolto ai medici dello Studio di Padova per arginarla, il cui riscontro fu tranquillizzante all’inizio, ma contraddittorio in seguito. Con il progredire del morbo, il notaio ha sotto i propri occhi una situazione disastrosa: le calli e i campi deserti, l’immenso sforzo compiuto dai Lazzaretti, l’esplodere delle diversità sociali. Le parole di Benedetti ci trasmettono una preziosa testimonianza sui provvedimenti presi dalle magistrature della Repubblica per tenere lontane tra loro le persone contagiate, per isolare i sestieri colpiti, per interrare i corpi infetti.
Attraverso una serie di fatti politici, religiosi, sociali, la Repubblica di Venezia svela lungimiranti interventi nella gestione della pestilenza del 1575-77, ma anche una solida religiosità, che inizia con l’invito del Doge alla penitenza e alla fede e si conclude con il ringraziamento per la Grazia ricevuta, attraverso la costruzione della Basilica del Redentore.


ll percorso di visita si snoda a mo’ di caccia al tesoro: una navigazione via terra guidata non solo dalle coordinate di una mappa geolocalizzata, che tratteggia sulle isole il percorso da seguire, ma anche da personaggi misteriosi fra i quali gli Speziali, i Medici (gli avvoltoi), i pizzigamorti, che accompagneranno il visitatore dentro una Venezia tardo Rinascimentale alle prese con questioni profonde come la fede, la salute, la morte.


Grazie all’ausilio di tecnologie audio 3D, il visitatore si addentra nella tecnica narrativa del monologo ponendo al centro il linguaggio, il suono, l’ascolto e innescando al contempo esperienze artistiche multidimensionali e nuove interpretazioni della realtà. Inoltre, le voci di due epoche messe a confronto vengono arricchite dalle intime testimonianze di 40 persone provenienti da Asia, America, Africa ed Europa tramite 90 secondi di registrazione audio.

Tema

Viral Human è un’installazione artistica che sfrutta la realtà immersiva allo scopo di sviluppare un percorso di visita e uno spazio espositivo ibrido, a metà tra il fisico e il virtuale.
Si parla spesso della relazione fra individuo e spazio urbano senza tener conto che tale spazio ha rinunciato da un po’ a quella fisicità dell’era analogica in linea con l’industria 2.0.
Viviamo nella continua interazione fra realtà virtuale e materiale, dove la tecnologia delle comunicazioni ha reso indistinguibile l’esperienza online da quella offline, dove umano e macchina hanno raggiunto una coesistenza simbiotica perfettamente integrata all’ambiente circostante.
Poiché i confini dell’universo fisico con quello digitale stanno diventando sempre più liquidi, anche lo spazio ne risulta mutato in maniera permanente, strutturandosi in quell’infosfera che racchiude un sistema di vita “Onlife”, spurio e contaminato dalla fusione del metaverso con lo spazio reale.
Se l’arte ha il potere di plasmare la realtà, è necessario che sia lei a porsi come “generatrice” di nuovi modelli, paradigmi di produzione ed esperienze dell’arte. Il contesto urbano che fa da sfondo all’intervento artistico digitale Viral Human è la città di Venezia, percorribile sia fisicamente che virtualmente, tramite un’app.
Un’app come “capsula del tempo” che viaggia fra due epoche storiche le quali, a distanza di 445 anni l’una dall’altra, si vedranno costrette ad affrontare una lunga emergenza sanitaria, tale da minacciare la sicurezza e la sopravvivenza delle rispettive comunità: l’epidemia di peste a Venezia del 1575-77 e il Covid-19 in Italia.
È stato interessante osservare come questa pandemia abbia generato una risposta significativa di ampiezza globale, accompagnando il mondo dentro flussi di coscienza, storie d’amore epistolari, solidarietà, musiche e opere d’arte.
Fu durante la notte del 25 giugno del 1575 che a Venezia si verificò il primo contagio di peste. La notte, ponendosi a metà tra il giorno finito e il domani che giungerà, si trasforma in un momento di transizione, metafora di lunghi viaggi interiori. È questo l’invito ad incamminarsi su un’area di 7,6 kmq popolata da artisti coinvolti in quesiti esistenziali, politici, sociali, ma anche sogni, speranze, utopie.

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